Migranti per Disperazione

La gente che può scappa. Scappa in ogni modo, con viaggi della speranza a piedi, attraversando la giungla per settimane intere, con il rischio delle mine antiuomo, delle imboscate. Scappano in un esodo silenzioso che nessuno al mondo sa, o, se sa, ignora.
I più fortunati entrano in Tailandia e cercano, e trovano un lavoro nei settori più umili: edilizia, pesca, gomma.
Sono persone disperate, che per un piatto di riso e una tettoia sulla testa lavorano come animali da soma per, un terzo del salario di un Tailandese.
Chi lavora nell’edilizia lo fa senza alcuna sicurezza, con turni massacranti e viene alloggiato in ripari di lamiera più simili a pollai che a baracche.
Non ci sono servizi igienici, ma vi arriva l’acqua, spesso non potabile.
Le persone, con gli occhi ancora larghi di paura, vivono una realtà precaria alla totale mercé del datore di lavoro, spesso ingiusto e insensibile.
Donne, Uomini e bambini lavorano per costruire e ricostruire a ritmi incessanti, senza la minima sicurezza sul proprio presente e tanto meno sul futuro.

Il “Padrone” li sfrutta e maltratta e spesso non li paga neppure.

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Chi lavora nelle piantagioni di caucciù trascorre tutta la notte incessantemente per raccogliere il lattice in piccole coppette di cocco. Raccolto il lattice, lo decanta, lo strizza e lo lavora fino a ottenerne maleodoranti tappetini da essiccare e da consegnare al Padrone per la vendita.
Si vive nella foresta di caucciù, le baracche sono infime, ma almeno non c’è la morte in agguato. I servizi sono lontani, anche comprare il cibo, è complicato. Si lavora e si aspetta il buon cuore dell’imprenditore che porti a loro il cibo necessario (specie ora con la legge marziale).
Chi lavora nella pesca sta in mare per molto tempo, con poco cibo e acqua mentre la famiglia lavora per l’essiccazione del pescato.
Anche i pescatori e le operaie nei prodotti ittici fanno una vita grama, senza alcuna tutela e a bassissimo salario.

In tutte le baraccopoli non c’è nessuna tutela, mentre eravamo laggiù, un gruppo di ubriachi tailandesi è entrato in un insediamento di edili birmani e ha violentato una donna sotto gli occhi di tutti.
Nessuno è intervenuto, neppure il marito.
Sarebbe stato ucciso.
La gente li guarda con sospetto e malevolenza. Non c’è libro di testo scolastico che non dipinga i Birmani come dei sanguinari guerrieri attaccabrighe, untori di qualsiasi malanno della terra.
Non si promuove la minima integrazione, a nessun livello, perché l’importante è che il Migrante lavori e produca, che poi sia trattato come un essere inferiore, è secondario.

 

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